Capurso è l’altra Puglia: un borgo che ogni giorno sa sorprenderti. Con oltre 200 eventi annuali e una posizione privilegiata, è il punto di partenza ideale per scoprire la regione e respirare l’anima pugliese.

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Merletti


Capurso è anche definito “paese dei merletti” una tradizione che nacque nel XIX secolo quando, durante il “decennio francese”, i dieci anni di dominazione napoleonica che andò a sostituire per un breve lasso di tempo quella borbonica, Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, ordinò che in tutte le scuole dei territori conquistati, le fanciulle imparassero l’arte della tessitura, molto in voga in Francia. Alcune delle città più importanti per la produzione di merletto in Francia furono Alençon, Valenciennes e Chantilly e le scuole di merletto francesi si concentrarono sulla trasmissione delle tecniche tradizionali, sia con l’ago che a fuselli, e sulla salvaguardia del patrimonio merlettiero.

Così questa tradizione arrivò in tutti i territori conquistati dal Bonaparte e le fanciulle capursesi impararono dalle maestre francesi l’arte du cr’scet ossiadell’uncinetto, che poi tramandarono alle loro figlie e alle figlie delle loro figlie e così, anche dopo il decennio francese, l’arte del merletto restò radicato ormai nel paese tanto che le donne meno abbienti cominciarono a vendere centrini, tovagliette, tende e orli per asciugamani e lenzuola dando vita ad una vera e propria fabbricazione merlettiera.

Nel 1914 la produzione a Capurso era così fiorente che Vito Lonero, figlio di un importante imprenditore di pizzi, decise di aprire una fabbrica di merletti a Manchester ma la produzione restò a Capurso sulle spalle delle giovani donne spesso sottopagate. Successivamente nacquero gli “sgammitte” che compravano i merletti dalle donne a cifre irrisorie e li rivendevano nelle varie città a prezzi molto più alti. La parola “sgammitte” deriva dal fatto che sgambettavano di città in città per rivendere i manufatti. A partire dagli anni ’50 i merletti di Capurso arrivarono con gli “sgammitte” fino alle spiagge di Rimini e Jesolo e venivano acquistati quindi da italiane e turiste straniere. Oggi la produzione è ormai quasi totalmente scemata per la concorrenza della produzione cinese; è restata solo un passatempo di qualche anziana signora capursese che con tanto amore vi dedica ancora il suo tempo come la più anziana merlettaia d’Italia in assoluto morta a 108 anni, Maria Concetta Egidio.

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